Un’intervista a Paolo Longo, corrispondente della Rai da Pechino che ha vissuto a lungo anche negli Stati Uniti:
«Non c’è alcun dubbio che il rapporto commerciale, diplomatico e militare fra Stati Uniti e Cina sia destinato a dominare il dibattito sul pianeta per i prossimi decenni e non c’è dubbio che già oggi questo rapporto si sta deteriorando assumendo talvolta toni da guerra fredda e questo vale in particolare per le questioni commerciali, almeno per il momento. Nel corso dell’ultimo anno il deficit commerciale americano nei confronti della Cina ha superato i duecento miliardi di dollari, un valore assolutamente record, e Da Washington continuano a partire verso Pechino messaggi sempre più aspri, minacce sempre più dure di ritorsioni, di manovre protezionistiche. Il problema è che negli Stati Uniti questo dibattito sta assumendo caratteristiche da politica interna più che essere legato a questioni reali, cioè si guarda poco alle questioni reali e molto ai problemi di politica interna americana. Per esempio, molti analisti americani fanno notare che il 60% di quello che viene esportato dalla Cina verso gli Stati Uniti viene manufatto in questo paese ma per conto, direttamente o indirettamente, di aziende americane, e questo vuol dire che alla fine a guadagnare da queste esportazioni sono settori importanti dell’economia americana.
Un altro problema è che la Cina sta dimostrando una capacità di innovazione, sia nel prodotto che nella realizzazione dei prodotti, che molte aziende americane non riescono più a dimostrare e questo spinge le aziende della grande distribuzione ad andare in Cina a realizzare i propri prodotti. Per tutti vale l’esempio di Wal-Mart, il gigante della distribuzione americana che ormai produce in Cina o nei paesi intorno alla Cina l’80% di quello che vende sui suoi scaffali.
Tutto questo vale anche per un altro problema molto importante che è quello dello yuan, la moneata cinese, il cui valore viene sencondo i critici tenuto artificialmente basso per favorire le esportazioni delle aziende cinesi. Anche in questo campo, da parte degli americani arrivano continui messaggi, continue pressioni affinchè si rivaluti lo yuan mentre da parte cinese cominciano ad esserci dinieghi sempre più aspri, sempre più decisi. Anche in questo campo però il dibattito viene falsato da questioni che non hanno molto a che fare con la realtà, analisti americani non notano che in realtà solo una parte del problema sta nel valore dello yuan tenuto artificialmente basso, ma soprattuto sta nell’incontinenza fiscale degli americani, nell’incapacità degli americani di “stringere la cinghia”, di ridurre le spese in un momento di difficile bilancio a causa della guerra, della riduzione delle tasse e di altri problemi. D’altra parte, per tenere basso il livello dello yuan i cinesi sono costretti a comprare continuamente dollari e titoli di stato americani, cioè i cinesi stanno comprando il debito pubblico americano, quello con il quale l’amministrazione Bush continua a finanziare le sue spese. Questo dovrebbe indurre a una maggiore prudenza da parte del ministro del tesoro americano Snow il quale sa benissimo che i cinesi non potrebbero mai rivalutare di botto la loro moneta senza provocare una catastrofe del sistema monetario mondiale.
Quindi, quando si parla dei rapporti commerciali e monetari tra Stati Uniti e Cina c’è un intreccio di questioni, le colpe sono da tutte e due le parti. I cinesi cercano di smorzare un po’ le tensioni, con la visita del presidente Hu Jintao negli Stati Uniti, annunciando una valanga di acquisti di prodotti amercani. Gli americani continuano a premere ma forse un un po’ più di prudenza da parte loro non guasterebbe.»
fonte: RaiNews24, “Continente Cina, La visita del presidente Hu Jintao”